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Progetto IN & AUT

21/05/2026

 Un percorso di inclusione e crescita a Officine21

 

cover articolo

 

Promuovere l’inclusione delle persone con disturbo dello spettro autistico significa creare spazi autentici di incontro, relazione e partecipazione. È con quest o obiettivo che la cooperativa Il Mosaico Servizi ha aderito al progetto IN & AUT, promosso dall’Ufficio di Piano, dedicato all’inclusione di ragazzi autistici attraverso esperienze educative e sociali concrete sul territorio. All’interno del progetto, Il Mosaico Servizi porta avanti due azioni principali, quali i laboratori inclusivi di Officine21 e l’inclusione di ragazzi con disturbo dello spettro autistico nei campus estivi.

 

I laboratori inclusivi di Officine 21

Ogni settimana, un gruppo di ragazzi autistici viene accolto negli spazi di Officine21 per trascorrere insieme il tempo dopo la scuola. Si pranza insieme, si condividono attività laboratoriali, momenti di socializzazione ed esperienze comuni, a volte anche insieme ai ragazzi del SED medie. Sono esperienze semplici solo in apparenza, ma che diventano occasioni preziose per costruire relazioni, sperimentare autonomie, imparare a stare con gli altri e sentirsi parte di un gruppo.

 

La storia di Giuseppe e Filippo

Ci sono storie che raccontano meglio di qualsiasi teoria cosa significhi davvero fare inclusione.
Un giorno, circa due anni fa, arriva ad Officine21 Giuseppe. Ha 16 anni, frequenta l’ITIS e ha una diagnosi di disturbo dello spettro autistico.

L’educatrice lo accoglie:
“Buongiorno Giuseppe, come va?”
La risposta è immediata:
“Male.”
“Come mai?”
“Non volevo venire e sono sicuro che non faremo niente di bello.”
“E cosa ti andrebbe di fare oggi?”
“Niente.”

E così, più o meno, per tutto il primo anno.

Con Giuseppe abbiamo iniziato un lavoro delicato sulla reciprocità dello scambio comunicativo, cercando di sottolineare quanto nelle relazioni sia importante tenere conto anche dell’altra persona. Non per obbligarlo a comportarsi secondo regole sociali rigide, ma per offrirgli strumenti utili a stare meglio nelle relazioni.

Il secondo anno, il dialogo cambia leggermente.
“Buongiorno Giuseppe, bentornato, come stai?”
“Male, non voglio fare niente e non ti chiederò come stai solo per farti piacere, perché a me non interessa davvero!”

Una risposta che, in realtà, rappresentava già un enorme passo avanti: Giuseppe aveva compreso il senso della reciprocità, anche se sceglieva ancora di dichiarare apertamente il proprio disinteresse. Nel frattempo, però, continuava a partecipare ai laboratori. Con criteri molto selettivi rispetto alle attività e ai compagni di viaggio. Soprattutto rispetto a Filippo, che voleva sempre giocare a UNO, pur non avendo ancora capito benissimo le regole ed essendo costantemente baciato dalla fortuna del principiante. Una combinazione che faceva letteralmente infuriare Giuseppe.

 

carte da uno

 

Quando l’inclusione crea legami autentici

Quest’anno sono iniziati i laboratori IN & AUT ad Officine21. Ma Giuseppe, inizialmente, non voleva più partecipare.

Prima le scuse:
“Sono diventato maggiorenne, mi autodetermino.”

Nel frattempo aveva interrotto anche la frequenza al CSE, dove aveva iniziato un percorso di conoscenza.
Grazie al lavoro condiviso tra scuola, neuropsichiatria infantile, CPS, famiglia ed educatori, siamo riusciti però a convincerlo a tornare. Il giorno del rientro arriva rabbuiato. Non saluta nessuno. Si siede in un angolo della stanza e nasconde il volto nello smartphone.

A un certo punto Filippo rompe il silenzio:
“Oggi sono felice perché è tornato ad Officine21 il mio amico Giuseppe.”

Giuseppe sposta appena gli occhi, senza alzare la testa.

Dopo qualche minuto si alza, prende il mazzo di carte di UNO, si avvicina a Filippo e dice:
“Io spero solo due cose: che tu abbia imparato a giocare (cosa che dubito fortemente) e che la sfacciata fortuna che hai sempre avuto ti abbandoni per sempre!”

E Filippo risponde:
“Se la tua intenzione era quella di chiedermi se mi andava di giocare con te a UNO, la mia risposta è: non aspettavo altro!”

 

Inclusione significa trovare qualcuno che sappia rispondere

Nei nostri laboratori lavoriamo spesso sulle regole sociali convenzionali, sulla comunicazione e sulle dinamiche relazionali. Ma la storia di Giuseppe e Filippo ci ricorda una cosa fondamentale: l’obiettivo non è trasformare Giuseppe in una persona “educata” secondo standard prestabiliti. L’obiettivo è offrirgli gli strumenti per arrivare a quel tavolo, lanciare una sfida a modo suo e trovare qualcuno capace di rispondergli: “Non aspettavo altro.”

È questo, per noi, il significato più autentico della parola inclusione.

 

vaso dipinto nel laboratorio
 

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